venerdì 23 aprile 2010
PERESSEREPERENNE
Farei ciò che farò freneticamente perso nel sistema.
Vivrei ciò che vivrò condizionato dal futuro che non è già arrivato ma già finito.
Mi rifiuto di pensare a domani ma domani arriva e la paura mi incolla al perenne quotidiano.
Per essere.
Ma cosa.
SE STESSE
Sé stesse, le parole, dicono ciò che è.
Se una parola sta al pensiero come la realtà al sincero
Io sto nel dizionario come l’essere al verbo.
C’è chi sa coniugarlo.
Chi ne fa retorica.
Chi ne conosce entrambi gli usi.
Chi non li conosce affatto.
L’essere, se stesse alle parole, direbbe ciò che pensa.
Sè stesse, le parole, dicono: che razza di essere!
Se stessimo a sentire
non staremmo più a scriver di parole.
Sembra una poesia ma è solo dura prosa
Io non credo Signore Io non ho mai creduto Però se mi rivolgo a te è perché qualcosa provo E non so cosa Ma so che da solo non potrei Non potrò Io non credo Signore E non sono educato E ti saluto con ossequio quando sto male Ma quando sto bene non ti penso Io non dubito Signore Che la mia vita sia tutta una prova Che non supererò facilmente E che mi lascerà segni indelebili Io non vivo Signore Se non per soldi, se non per oggi Io non giudico Signore Chi sta meglio né chi sta peggio Io valuto E non sono felice, perché non sei equo. In questa vita non lo sei, no. Se poi un’altra c’è lo scoprirò. Ma oggi, oggi io non posso avere fede. Perché io non credo Signore. Che tu domani mi faccia un regalo. Io corro Signore, Io penso Signore, Io lavoro Signore, Io soffro Signore. Io sono Signore e se dovessi vivere in funzione di quello Che domani potrebbe essere, ma anche non essere, dovrei farlo senza pensare, senza ragionare, senza lavorare, Solo Sperando. Io spero Signore.
Ma rimman’ aggià magnà. E non c’è troppo tempo per pregare. Perché troppi sono i fatti che Consentono, prima e di più, di maledire! Io, vedi, Signore. Devo pagare telefono, luce, acqua, gas, immondizia, casa, prima e casomai seconda. Autostrada, medici, benzina! Io Signore, sto meglio dei senzatetto, sto meglio di chi vive nelle favelas, sto meglio dei palestinesi, sto meglio di mezzo mondo. Ma sto male perché penso e penso che tu…se ci sei, non potrai restituirmi tutta la giustizia che mi hai tolto. Nemmeno se fossi immortale. Perché io morirò e ti maledirò per tutti i problemi che mi ha dato. E meglio per te se non avrò un’altra vita, perché se dovessi averla, la trascorrerei a cercarti, per farti un culo così! Ora se tutto puoi, premurati di sparire per il giorno in cui io capirò che ci sei davvero, perché quel giorno sarà triste per te come tutti i giorni della mia vita messi insieme! Vaffanculo Signore, e se hai qualche emissario sulla terra non mi meraviglierei se mi chiedesse la tassa di utilizzo di fede impropria! Poi Signore, avendo fede, io ti ringrazio di non aver fatto di me un bambino della sierra leone che scava diamanti, un barbone che vive di stenti, un eroinomane, un mafioso, un corrotto, un perverso, una merda della società. Se però ti devo ringraziare per questo allora la fede è: stare nella cacca ed essere felici di non restare soffocati, senza pensare che c’è chi la cacca se la fa pulire dalla colf che tratta come una schiava e che non ha nemmeno sensi di colpa. Se questa è la prima vita che devo vivere Signore, la seconda vorrei farla da miserabile, sapendo però che la mia famiglia sarà sana, che viva bene e che io non possa permettermi nulla ma che loro possano tutto. Non come te, sia chiaro, ma tutto quello che in una vita aiuta per dare quella sensazione di caduca felicità! Perché io oggi non sono felice e non so se la mia famiglia lo sarà domani! E tu, che se ci sei sai che penso, lasci che tutto scorra e che i delinquenti senza morale siano i miei superiori! Bella cazzo di fede che devo avere! O per questo tu mi dai una figlia nana? Perché se così fosse sei ancor più un pezzo di merda..cancella la mia seconda vita perché se ti trovo ti faccio rimpiangere la tua onnipotenza! Che tanto oggi di onnipotenti ne abbiamo abbastanza! Se il viaggio parte così dall’inferno… in paradiso Beatrice fa i pompini per una comparsata! O forse è tutto affidato al caso, allora si che la fede sarebbe solo un oggetto da negozio di gioielli! E vaffanculo pure al prete!
mercoledì 20 gennaio 2010
FIABA ITALIANA
C' era una volta un tale che lavorava 14 ore al giorno, a volte anche di notte, in una fabbrica lager.
In busta paga risultava cassa integrato, quando faceva gli straordinari e lavorava dalle 6 di mattina alle 10 di sera, sabato e domenica compresi, arrivava a poco più di 1000 euro al mese.
Questo giovane uomo non era italiano ed aveva trovato nella nostra amata patria un posto di lavoro. Per questo e solo per questo doveva ringraziare, ossequiare, leccare e sperare di non esser licenziato.
A lui venivano affidati i lavori più pesanti, perchè i suoi colleghi Italiani, in quanto tali, erano privilegiati.
Siccome la fabbrica produceva materiale altamente tossico quando lavorava avrebbe dovuto farlo in sicurezza, con mascherina, tuta, guanti etc. Ma dato queste cose costano, se per caso si bruciava la tuta o rompeva i guanti, per averne di nuovi doveva pagarli con il suo stipendio. Per evitare tutto ciò non gli davano proprio nulla.
In questa fabbrica, il giorno prima dei controlli, si spegnevano i forni e le ciminiere non facevano fumo.
In questa fabbrica c'erano più di 100 operai e tutt'intorno vivevano migliaia di famiglie. E bambini.
In questa fabbrica non c'erano sindacati né sindacalisti.
In questa fabbrica c'erano uomini che lavoravano come animali, che venivano licenziati senza preavviso e quando andavano via di propria iniziativa non avevano diritto ad alcuna indennità. Uomini che non esistevano né per la democrazia, né per la costituzione, né per lo STATO, né per la LEGGE.
Il proprietario era un uomo ricchissimo che faceva di tutto: il politico, l'imprenditore, lo strozzino, il vigliacco.
C'era una volta e ancora c'è.
martedì 19 gennaio 2010
Scrivivo
Scrivivo
non è tempo per me
non quello di scrivere
l’ho sempre fatto nei momenti troppo tristi
o troppo felici
e non so che farlo così
oggi non è
la tristezza che mi sale dentro
né la gioia che mi rapisce le parole
la mia è una faccia con un muso a tratto dritto
la più brutta che c’è
non mi viene da ridere né da piangere
non mi resta che smettere
no title1
no title
Non ho retto… e neanche culo.
Non ho retto… e neanche culo.
No, non ho retto la scorsa notte, anche perché più che notte era mattina quando sono rientrato. Neanche ubriaco, solo stanco di aggirarmi diverso tra la gente. Troppo, certe volte penso sia troppo quello che di inutile c’è in giro. Stupide donnine agghindate come alberi di natale e stupidi uomini dalle facce tirate. E quando le une incontrano gli altri scocca la scintilla. Si piacciono. Si bisbigliano frasi fatte e ripetono per tutta la notte le stesse cose. Si guardano e qualche volta trombano. Lo faccio anch’io quand’ho la vena scellerata che mi parte. E non penso….faccio e basta. Certe sere però sono diverso, più stufo del solito di stare a sentire discorsi idioti e cercare di acchiappare troiette con frasi banali: Sai che mi sei antipatica? Hai due occhi che brillano come due comete… Sei bella come una stella! Io non ho mai avuto una visione più soave! 3 fiammiferi accesi..e qui si cita Prevert senza sapere chi è… E potrei continuare per ore con il repertorio del playboy moderno. Giuro che ho visto gente far colpo con frasi del genere! E’ assurdo, penso. Una che ride, anche solo per finta, all’ascolto di una frase del genere mi fa passare la voglia pure di scoparmela sul viscido cesso di un locale. E non c’entra quanto è figa. Mi passa la fantasia e basta. Gente così in giro c’è n’è a rimorchiate; Quintali di inutilità e superficialità si aggirano per le strade, i posti di lavoro, i locali alla moda…. Non ne posso più, mi dico certe volte. Devo smettere di cercare qualcosa in posti del genere. Ma dove vado a cercare quello che per me ha senso? In un’isola deserta? Ma se è deserta ci sarei solo io e qualche granchio. E poi mi piace andare in giro a bighellonare e testare ogni sera la mia capacità di adattarmi alla stupidità. Forse sono anch’io così. In fondo in fondo cerco solo apparenze e inganni.
La mia ragazza mai
La mia ragazza mai
Quando ti vedo dar soddisfazione ad altre persone scopro che la felicità è ancora troppo poca per dire che può bastare; Penso, e penso a te, troppo presa dai tuoi affari per dedicarmi un solo istante; Si, un istante mi cambierebbe la vita; Riuscirei a far diventare purosangue un brocco, a giocare a testa o croce con una moneta a due teste, a coltivare fiori di campo per poi scorgerli brutti al tuo cospetto, a dominare le mie emozioni tra morti, nascite e celebrazioni, a giudicarmi stupido per non averlo fatto prima; e se l’avessi fatto, penserei, non sarebbe stato mai abbastanza. Potrei barare persino giocando a poker con mio padre, lavorare meno possibile per dedicare a te tutto il mio tempo, costruire castelli per farli abitare da cani e gatti e uccelli e convincere il mondo che questo è giusto. Sei bella quando mi sfiori e mi fai credere d’esser mia e di nessun altro, che ormai ti sei fermata tra le mie labbra e la mia testa; ma poi torni dov’eri, a girovagare tra gente che non t’apprezza, ignara del mio amore e sordida nel dar gioia a chi io meno stimo; Dico, potrei fare tutto questo. Come se non c’avessi mai provato. Ho provato. E’ solo che tu, puttana Fortuna, non arrivi mai.


